Trame d’estate – Incontri culturali tra Pietrasanta e Seravezza

COMUNICATO STAMPA E CALENDARIO COMPLETO

Il file pdf del comunicato stampa è visibile a questo link.

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Radio Città Futura #2

Radio Città Futura #2

Il Centro Studi Sirio Giannini torna in radio!

Ospiti ancora una volta del programma “Carta Vetrata“, prodotto da Gaffi editore, si parlerà di “Trame d’estate“, del nostro impegno per questo festival culturale, organizzato con l’Associazione Culturale 2M, in collaborazione con Libreria Santini.

Tra pochissimo (dalle 11 in avanti)!!!

CARTA VETRATA
Un programma sul mondo dei libri di e con Alberto GAFFI, Fabrizio PATRIARCA e Gabriele Sabatini
REGIA Michele Luches
Tutte le domeniche in diretta a Roma sulle onde Radio Città Futura e in Italia su altre dieci emittenti.
Diretta ore 11:00 • Radio Città Futura • Radio Città Futura Bari • Nova Radio • Punto Radio
Differita ore 13:00 • Radio Clodia • Delta Radio Differita ore 13:30 • www.clubradio.it
Replica – il martedì alle 21:00 • Radioattività Replica – il lunedì alle 14:00 • www.clubradio.it
Replica – dal lunedì al mercoledì alle 15:15 • Radio Galileo Replica – dal martedì alla domenica alle 12:00 • Radio Centro 95 Soft Fm
Replica – il lunedì alle 21:30 e in pillole durante la settimana • Radio Budrio

132° puntata – trentanovesima della 3° stagione 2012-2013
Domenica 09 giugno 2013
in diretta dalle 11:00
COMUNICATO STAMPA

Enrica Caretta – da Torino, continua la sua cavalcata fra le parole con cannamele, la parola inventata da Simonetta Agnello Hornby nel suo racconto scritto l’antologia della Caretta Il passa dondolo, add editore.
Giovanni Pacchiano – da Milano, dedica la sua rubrica al secondo libro di Pierluigi Perazzi appena uscito per Marsilio di Venezia Nemmeno il tempo di sognare.
Chiara Tommasi – da Pietrasanta, torna a parlarci delle programmazioni estive del Centro Studi Sirio Giannini.
Claudia Ciardi – da Pistoia, ci parla dei tre inediti di Robert Musil presenti nella sua selezione: Narra un soldato, di cui ha anche curato la traduzione per l’editore pistoiese Via del Vento, collana «Ocra gialla».
Enrico Emilitri – da Fondo, ci presenta gli strani simboli raffigurati negli affreschi della chiesetta di Santa Lucia.
Marco Carrara – da Bergamo, termina la presentazione delle strabilianti gesta di Michele Amatore, il misconosciuto ufficiale dei bersaglieri, di origini sudanesi, distintosi nelle nostre prime due guerre d’indipendenza.
Cristiano Draghi – da Rovigo, interviene sulla proposta del Governo di aumentare l’aliquota iva agli allegati (non cartacei) di libri e giornali.

Ospiti
1 Enrica Caretta: giornalista
2 Giovanni Pacchiano: critico letterario
3 Chiara Tommasi: organizzatrice culturale
4 Claudia Ciardi: esperta di letteratura tedesca e traduttrice
5 Enrico Emilitri: storico
6 Marco Carrara: esperto di vite esemplari
7 Cristiano Draghi: giornalista e opinionista

email: cartavetrata@gaffi.it

Gli eroi delle Apuane: l’omaggio di Giannini ai cavatori ne “La valle bianca”.

La cima del monte Altissimo, nel Comune di Seravezza, è segnata da profonde cicatrici.

Il sentiero da fare per accedervi sale fino a 1590 metri, serpeggiando intorno ai fianchi martoriati della montagna, in mezzo ad enormi cumuli di blocchi di pietra, tagliando in certi punti la roccia come una grande ferita nella pelle marmorea.

Nelle belle giornate estive, la luce che riflette sui blocchi immobili ammassati nei ravaneti è accecante.

La valle bianca - edizione "La Medusa degli Italiani" Mondadori

La valle bianca – edizione “La Medusa degli Italiani” Mondadori

Salendo ancora compaiono poi sul sentiero pezzi di ferro arso dalle intemperie di anni: carrucole arrugginite che si ergono in fila come vecchi soldati sull’attenti, immobili come croci contro il cielo terso; scure lamiere accartocciate le une sulle altre come mucchi di foglie secche; cavi d’acciaio anneriti ancora tesi, intrecciati come tele di ragno.

Tutto è testimonianza silente del lavoro e del sudore di uomini, che lassù si recavano per cavare il marmo, fonte di guadagno che esigeva tutta la loro fatica e sofferenza, prima di cedere e lasciarsi strappare docilmente dalla sua dimora.

Il marmo è il protagonista di questo romanzo di Giannini, bianco e abbagliante come la valle in cui i personaggi vivono e lavorano, bacino di estrazione nel cuore delle Alpi Apuane.

Gli anni sono quelli del secondo dopoguerra. Stefano, il personaggio principale, tenta come molti altri di trovarsi un’occupazione, una fonte di sostentamento, e sceglie, come il padre prima di lui, di vivere del lavoro nelle cave, tra il terrore di fare il passo più lungo della gamba e la speranza di una sorte favorevole che lo accomunano ai suoi compagni d’impresa.

Fedelmente ai principi del Neorealismo da cui trae ispirazione, ogni cosa che esce dalla penna dell’autore è direttamente ispirata alle sue esperienze di vita, a quello che ha visto, che ha potuto vivere sulla propria persona. Così, “Prati di fieno”, sua prima opera, è specchio degli anni di lavoro come bracciante agricolo nella Pianura Padana; “Dove nasce il fiume”, opera della maturità, narra la sofferenza dell’abbandono forzato del paese natio.

La valle bianca” si pone cronologicamente nel mezzo, ed è dedicata alla figura del padre Gino, per tanti anni addetto al trasporto al piano dei marmi estratti dalle cave.

La narrazione di Giannini è intrisa della immensa fatica degli uomini come lui, resa tanto più palpabile dalla dettagliata descrizione delle operazioni di estrazione. Ben presto si comprende lo scopo del realismo che l’autore qui utilizza prepotentemente: dare un’idea precisa della realtà quotidiana del lavoro nella cava, delle difficoltà, della sofferenza, del pericolo.

Senza fronzoli narrativi vengono raccontati gli amori, le gioie, le disillusioni, le tragedie di questi operai abituati a fare i conti con un’esistenza ben più precaria di un bracciante agricolo o di un renaiolo, pur sottoposti ad una fatica quotidiana di pari peso, perché essi ogni giorno potrebbero non tornare alle loro case, la cava potrebbe esigere da loro un prezzo più alto della fatica. Così ogni giorno le loro famiglie, più a valle, potrebbero udire da un momento all’altro il lungo suono della buccina, segnale di morte.

Se ci si sofferma veramente a riflettere su quello che l’operazione di estrazione del marmo comportava all’epoca, si rimane esterrefatti. Oggi, quasi tutte le cave in cui questi personaggi hanno sparso sudore sono abbandonate. Le alte pareti di marmo liscio stanno ancora là, dove un tempo i tecchiaioli si inerpicavano sospesi nel vuoto, per ingaggiare dura lotta contro i massi pericolanti rimasti dal distacco dei blocchi, quando ancora nell’aria c’era l’odore della polvere dopo il fragore delle mine.

I piazzali delle cave sono ormai grosse terrazze panoramiche da cui si può vedere il mare, stessa vista con cui si rinfrancavano i cavatori dopo avervi trascinato i blocchi buoni da trasportare a valle. Tutto questo prima della grande prova: affrontare la via di lizza, lenta e pericolosa discesa del marmo fino a destinazione.

Al lavoro nelle cave Giannini dedica anche, un anno dopo la pubblicazione del romanzo, il cortometraggio “I cavatori”, di cui è regista.

Guardando i volti giovani di quei veri cavatori, immortalati dalla macchina da presa, con cui Giannini condivise le giornate di lavoro, mi è impossibile non pensare ai volti ormai anziani di alcuni uomini che ho avuto la fortuna di conoscere.

Vivevano ancora nel loro paese di origine e ancora portavano abiti da lavoro, restii a cambiare il modo di vestire di tutta una vita. Con la faccia stanca e segnata dalla fatica, il corpo ancora robusto ma deformato e piegato dal duro lavoro, raccontavano ogni tanto del loro passato, muovendo lentamente le grosse dita nodose e callose. Ed io guardavo le mie, e realizzavo con imbarazzo che per quanto mi sforzassi, non potevo capire cosa fosse realmente la fatica e il sacrificio.

Di tutta questa realtà passata, in alto, le cime delle Apuane continuano a portarci memoria.

                                                                                                                 Niccolò Bresciani

Cisesg in radio!

E arrivò la domenica mattina della diretta radiofonica con Roma!

Alberto Gaffi, della Gaffi Editore che firma e produce la trasmissione radiofonica che ci ospita, Carta Vetrata, in diretta su Radio Città Futura, puntuale alle 12 ci chiama per accordarci sui tempi.
E’ purtroppo poco il tempo che ci viene riservato, troppi gli argomenti e gli ospiti di questa interessante trasmissione che spazia dalla letteratura – un libro inchiestra sulla TAV dal titolo  Lisbona-Kiev – Binario Morto – Alla scoperta del Corridoio 5 e dell’Alta velocità che non c’è, chiarelettere 2013 – allo steampunk, alla presentazione della VII edizione di La scienza narrata, ala battaglia di civiltà per la scolarizzazione dei bimbi rom, al racconto dell’ufficiale Risorgimentale Michele Amatore ( 1826-1883) fino alla chiusura di Cristiano Draghi che parla di Maria Bolognesi in fase di beatificazione.

Eccoci all'opera.  Chiara Tommasi (Presidente) al telefono, Francesca Tognini (ufficio stampa & social media), Valeria Biagi (VicePresidente) firma le foto che vedete.

Eccoci all’opera.
Chiara Tommasi (Presidente) al telefono, Francesca Tognini (ufficio stampa & social media), Valeria Biagi (VicePresidente) firma le foto che vedete.

Noi abbiamo giusto il tempo di lanciare un messaggio forte. La necessità di fare rete con altre associazioni anche molto lontane dal nostro territorio e magari anche distanti dalla tua idea di cultura, vedi i ragazzi dello Steampunk, per supportarci a vicenda e dimostrare cosa i giovani in questo paese sono in grado di fare.
Due brevi accenni al nostro Centro Studi, alla stagione estiva (Trame d’estate – Incontri tra Pietrasanta e Seravezza) oltre ad un evento importante in marzo prossimo proprio con Gaffi, al territorio che ci ospita, Seravezza, e Palazzo Mediceo candidato a patrimonio Unesco, con la promessa di aggiornarci presto via radio per festeggiare questo importante traguardo.

foto 1

foto 1
Nell’ufficio del Cisesg: ti affacci e vedi le Apuane, a Vallecchia, frazione di Pietrasanta. Sullo sfondo parte della biblioteca in costruzione del Centro Studi. (Foto di Valeria Biagi)

Chiara al telefono con Gaffi, Valeria dietro alla macchina fotografica con un occhio sulla videocamera, Francesca a fare ufficio stampa, condividendo foto e commenti sul profilo e pagina facebook del Centro oltre che su twitter!
Incassiamo anche i complimenti di Gaffi in persona, per il nostro lavoro.

Ovviamente dobbiamo ringraziare i soci che si sono collegati, gli amici che hanno mandato messaggi di supporto, ma soprattutto Alberto Gaffi per questa breve ospitata con la promessa di aggiornarci presto.
Non ci resta che darvi appuntamento al prossimo incontro via etere o al prossimo evento…

                                                                                                                                                                                     Chiara, Valeria, Francesca

PS:
Se vorrete risentire la diretta web eccovi un po’ di link

CARTA VETRATA
Un programma di Alberto Gaffi con Fabrizio PATRIARCA e Gabriele Sabatini
sui libri e su tutto ciò che ci gira intorno
emesso sulle onde di
Radio Città Futura
Roma Fm 97.7
Radioattività
Trieste Fm 97.5 – 97.9
Radio Bari Città Futura
Bari Fm 101.00
Radio Centro 95 Soft Fm
Torino Fm 97.0
Nova Radio Firenze e Mugello Fm 101.5 87.8
Radio Clodia Chioggia e Sottomarina Fm 103.6
Radio Budrio Faenza, Imola, Forlì e Ravenna Fm 98.4
Delta Radio Rovigo, Altopolesine e Ferrara Fm 100.7 93.2
Club Radio Università Popolare di Trieste http://www.clubradio.it
Radio Galileo Terni, Perugia, Rieti e Viterbo Fm 97.4 100.6
Punto Radio Città Futura Livorno e PisaFm 91.1 – 91.6

streaming http://www.radiocittafutura.it
podcast http://www.gaffi.it/carta-vetrata.shtm

Domani, Radio Città Futura, siateci!

E se domani il Centro Studi fosse in diretta su Carta Vetrata, un programma in onda su Radio Città Futura di Roma e molte altre emittenti radiofoniche nazionali?
Ci sarete?

Domenica 26 maggio 2013, puntata 130 – trentasettesima della 3° stagione 2012-2013

Mariangela de Blasi – attraverso il suo saggio C’è posto all’ultimo banco, Guida alla scolarizzazione dei bambini rom, DeriveApprodi, affronta la battaglia di civiltà voluta, promossa e gestita da Arci Solidarietà. Sergio Pistoi e Vittorio Bo – discutono insieme di quanto possa fare la letteratura per divulgare nel modo migliore la scienza. Chiara Tommasi – rilegge le opere dello scrittore Sirio Giannini e presenta l’attività dell’omonimo Centro Studi sulla favola nella letteratura.
E tanto altro ancora…

CARTA VETRATA
Un programma di Alberto Gaffi con Fabrizio PATRIARCA e Gabriele Sabatini
sui libri e su tutto ciò che ci gira intorno emesso sulle onde di
Radio Città Futura • Roma Fm 97.7
Radioattività • Trieste Fm 97.5 – 97.9
Radio Bari Città Futura • Bari Fm 101.00
Radio Centro 95 Soft Fm • Torino Fm 97.0
Nova Radio • Firenze e Mugello Fm 101.5 – 87.8
Radio Clodia • Chioggia e Sottomarina Fm 103.6
Radio Budrio • Faenza, Imola, Forlì e Ravenna Fm 98.4
Delta Radio • Rovigo, Altopolesine e Ferrara Fm 100.7 – 93.2
Club Radio • Università Popolare di Trieste www.clubradio.it
Radio Galileo • Terni, Perugia, Rieti e Viterbo Fm 97.4 – 100.6
Punto Radio Città Futura • Livorno e Pisa Fm 91.1 – 91.6
podcast www.gaffi.it/carta-vetrata.shtml
streaming www.radiocittafutura.it
da satellite Sky canale 700 “altre radio”

Un Centro Studi… EstroVerso

Un Centro Studi… EstroVerso

Mentre siamo letterarmente travolti in un vortice di telefonate e appuntamenti per ultimare l’organizzazione di quella che si chiamerà “Trame d’estate – Incontri tra Pietrasanta e Seravezza” che ci vedrà protagonisti assieme alla 2M e alla Libreria Santini di vari eventi sul territorio di Pietrasanta e Seravezza, ve l’avevamo detto che potete leggere anche un nostro intervento su “L’EstroVerso“?!?!
Grazie a Luigi Carotenuto e Grazia Calanna che ci hanno ospitato nel loro bel giornale!

Emozioni a fior di pelle

Presentazione del libro “Il mio primo capodanno“, Marco del Bucchia ed. di e con Laerte Neri, 11 maggio 2013, Casa de Berlingaio, Stazzema.

La copertina del libro

La copertina del libro

Vorrei trasmettervi con le mie parole le sensazioni e le vibrazioni che mi hanno riempito il cuore. Ritornando mentalmente a quel sabato sera…
Tutto è pronto, sono le 20:15, io e Laerte ci consultiamo un ‘ultima volta sulle domande e sulla successione dei pezzetti da leggere tratti dai suoi racconti che di lì a poco presenterò, l’amico Nicola Salvini nel frattempo cambia le corde alla chitarra per evitare stecche o altri tipi di incidenti poco piacevoli durante la lettura dello scrittore, visto che a lui è stato affidato il compito di sottolineare con piccoli arpeggi le sue parole. Siamo seduti su di una cassapanca di legno scuro, dall’aspetto molto antico posta nell’angolo della sala grande della Casa del Berlingaio, a Stazzema che ormai da tempo ci supporta in questo tipo di iniziative. I partecipanti alla serata sono arrivati e si sistemano ai vari tavoli apparecchiati per la cena che seguirà dopo l’evento. Ecco, adesso tutto è pronto: Nicola a sinistra con la chitarra classica, Laerte seduto accanto a me che mi sussurra ‘ Si parte!’ ed io con il mio solito batticuore richiamo l’attenzione dei presenti e …

 

 

 

 

 

Nicola Salini alla chitarra.  Al centro l'autore, Laerte Neri e Valeria Biagi

Nicola Salini alla chitarra.
Al centro l’autore, Laerte Neri e Valeria Biagi (Cisesg)

Ore 20:30 La tensione si scioglie come neve al sole, dopo una doverosa presentazione essenziale dell’autore entriamo nel vivo con la spiegazione della scelta del titolo e dell’immagine di copertina della raccolta di racconti che andiamo a presentare. Segue la lettura di Laerte di un passo del racconto Il mio primo capodanno che dà per l’appunto il titolo all’opera. Sui volti del pubblico si legge la meraviglia della semplicità delle parole che l’autore usa per raccontare con sottile ironia la quotidianità di giovani ventenni e trentenni fatta di amori e dissapori generazionali. Segue Quindici minuti dal ritmo serrato e coinvolgente, magistralmente interpretata da Laerte con accenti di chitarra di Nicola come per tutte le altre letture che seguiranno. Infine è la volta de  La calda estate al bagno Capri, esilarante allegoria di una famiglia di ricchi snob che ogni estate arriva al bagno Capri convinta di padroneggiare con la sua arroganza e spavalderia ma quest’anno accadrà qualcosa di imprevisto che ribalterà la situazione forse per sempre. Tutti i presenti applaudono divertiti e coinvolti emozionalmente nella vicenda. Devo dire che la prosa di Laerte è scorrevole, immediata, coinvolgente e con un finale inaspettato mai scontato e non sempre lieto. Il punto di forza di questi racconti è il narrare il vero del quotidiano che potrebbe sembrare banale e scontato che invece ti avvince, ti tiene incollato ad esso trasportandoti al suo interno per diventare un personaggio della storia.

Un scatto durante la presentazione (foto di Chiara Tommasi)

 

 

Ore 22:30 Dopo essersi saziati di buone parole e di squisiti manicaretti preparati dal Berlingaio la presentazione riprende con la lettura di La primavera è arrivata e La fine. Gli applausi scorrono a fiumi e con i consueti ringraziamenti si chiude la serata. Al volo colgo l’occasione di chiedere a Laerte i suoi progetti futuri che prevedono un possibile romanzo all’orizzonte.

 

 

Infine cari lettori voglio far presente che da poche settimane Il mio primo capodanno è stato inserito fra i migliori 40 libri al Premio “Città di Cattolica” su circa 900 partecipanti. Scontato dire che ve lo consiglio.

 

Valeria Biagi

Arrivederci, Carlo, ciao…

carlo-monni

Io un ce la fo, un ce la fo! Vado fori con la banda!”. Un ometto dalla faccia rossa e dagli occhi lucidi, piccolo come uno sgabello, si libera dalla pressa della folla assiepata contro le porte della platea e scivola svelto verso lo sbocco al giardino. Un attimo prima di uscire si volta di scatto, come sorpreso da un ricordo, alza il cappello in aria sopra la gente e sventolando urla “Ciao Carlo!”.

Eh sì Monni, non sembra proprio di stare al tuo funerale, ma ad uno di quegli spettacoli in cui facevi il pieno di gente seduta, in piedi e pure sdraiata su un campo, venuta per ridere e vedere la tua grande faccia sorridente ammiccare da palchi di città e campagna.

Qui al Teatro Rifredi di Firenze oggi siamo così tanti da essere troppi, da lasciare fuori dalle porte della platea molti che come me hanno sfidato le leggi dell’infernale viabilità fiorentina per partecipare a questo dolce se pur amaro “arrivederci”, a questa festa sottosopra che a Carlo Monni sarebbe di certo piaciuta. Tutte quelle teste che si ammassano attorno sorridono, ridono e parlano parlano di lui, della sua grinta, del suo amore per le donne e per il vino, dell’arte di saperla raccontare dal dritto e dal rovescio, dei giorni insieme lontani e vicini. Qualcuno singhiozza alle mie spalle ma quando mi volto mi accorgo che le lacrime scivolano su risate fragorose, vivide, a cui si fondono con una tale naturalezza da non saper dire se nella stanza ci sia più tristezza o piacere di ritrovarsi ancora una volta ad uno dei suoi palchi.

Patrizia, venuta da Bagno a Ripoli e che con Carlo c’è cresciuta da ragazza, mi racconta di quella volta che in macchina con degli amici  l’auto andò in panne nel bel mezzo della strada, e il Monni trasformò tutta la vicenda in una esilarante commedia improvvisata “che non ho più fatto così tante risate in vita mia! Lui era così, anche da ragazzo, sempre con la voglia di giocare e stare allegro”. E io me lo vedo il Monni giovanetto che spinge in salita una cinquecento sgangherata mentre tra un santo e una madonna snocciola un rosario di battute da far mollare la presa ai compagni di fatica.

Anche Riccardo e Manuela, della prima periferia, Carlo lo conoscevano di persona “un po’ come tanti qui. Veniva sempre alle Cascine a passeggiare, con quei pantalonacci tirati su come un marinaio, ma era fenomenale. Ci si fermava a parlare ed era sempre di buon umore, quasi le nuvole scappassero quando lo vedevano arrivare”. E pensare che il parco delle Cascine io ce l’ho proprio dietro casa, ma Carlo non lo vedevo da mesi, aspettando che arrivasse l’estate per averlo ancora in Versilia col suo spettacolo su Dino Campana. E questo è l’odore che si respira oggi nell’aria, di sorpresa, come di una partenza improvvisa, di una cena tra amici disdetta all’ultimo minuto, una pioggia primaverile che di corsa ci fa rientrare quando già avevamo cestino e telo sotto il braccio.

Mentre il legno lascia l’atrio dell’edificio, la filarmonica Paoli di Campi Bisenzio suona con forza “O bella ciao”, la gente batte le mani e canta, per esorcizzare ma anche perché è giusto così, perché quella cassa non è un’immagine corretta del Monni, e c’è molto di più di lui in quella musica urlata e sfiatata (e carica di significato) che nel passo triste che l’occorrenza ci mette ai piedi.

È bellissimo” dice una voce. “Una festa d’addio… davvero” risponde un’altra. E mentre la musica sale e il corteo si avvia, penso che sì, è bello veramente, bello come se tutti insieme fossimo tornati ad una di quelle manifestazioni a cui il Monni  ragazzo andava a far bufera, circondato dagli amici di sempre e sempre pronto a mandare via le nuvole con la sua inconfondibile risata.

Eleonora Tartarini

Non siam di quella razza che… si ride di meno da quando non ci sei!

Lo sappiamo che non avresti voluto gente triste… ma grosse risate oggi non ce la facciamo a farle.
Oggi che cerchiamo un video su youtube per ricordarti e ci esce solo una risata amara….
La vignetta di Vauro uscita su Il fatto quotidiano rappresenta alla perfezione quello che abbiamo pensato tutti
leggendo la notizia della tua morte.

Era troppa l’allegria che diffondevi, contagiavi chiunque col tuo viso sempre sorridente.
Perché la risata ce l’avevi negli occhi, ti s’era insinuata tra le rughe, diventando un tratto distintivo.

A Seravezza, il 16 agosto 2012

Ti immaginiamo suonare il tuo trombone, facendo vedere a Dio chi è Carlo Monni…
O magari te ne stai ancora appoggiato al bancone di qualche locale di Firenze con un bel bicchiere di vino in mano,
guardi la gente passare e te la ridi sulle nostre facce tristi.

Noi che abbiamo potuto conoscerti, ti ricorderemo per l’allegria ruspante e contagiosa,
per la generosità e l’umanità,
per quegli occhi da fanciullo vivi e sinceri, per la tua voce poetica e profonda.

Due volte sei venuto a trovarci e per due volte hai lasciato il segno.

I pantaloncini corti bagnati perché sotto indossavi ancora il costume da bagno,
venivi dal mare ed avevi ancora i piedi insabbiati. Chiacchieravi e ridevi per sciogliere il nostro imbarazzo.
A tavola tenevi banco e gustavi la cena. Quando parlavi, eravamo tutti rapiti ad ascoltarti.
Ma eri anche un ascoltatore attento. Ci guardavi, ci chiedevi informazioni,
dimostrando che avevi voglia di conoscerci, sorridendo compiaciuto.
Seravezza ti piaceva, dicevi che era un bel posto dove vivere.
La sera al Mediceo, non bastarono le sedie da tanto che c’era pubblico. E un fiume di applausi.
Poi tra un bacio e un abbraccio sincero di chi aveva visto in noi dei ragazzi affezionati al mitico Bozzone,
te ne tornasti alla tua Firenze con i tuoi amici, Frank ed Ettore.

Con alcuni di noi... Da sinistra: Giuseppe Tartarini, presidente del Circolo Sirio Giannini, Eleonora, Chiara, Carlo, Michele, Valeria.

Con alcuni di noi…
Da sinistra: Giuseppe Tartarini, presidente del Circolo Sirio Giannini, Eleonora, Chiara, Michele, Valeria.

Dopo quell’agosto provammo a chiamarti di nuovo in novembre ed accestati con entusiamo il nostro invito.
Ci regalasti uno spettacolo assieme ad Elisabetta Salvatori al Berlingaio di Stazzema per il nostro compleanno.
Cosa potevamo aspettarci di più per festeggiare il nostro primo anno di vita?!?
Diluviava. Un tempo da lupi, vento e pioggia resero la strada per Stazzema impervia e i viottoli del paese torrenti d’acqua.
Arrivasti col tuo sorriso a scaldare la stanza, ai piedi i tuoi mitici sandali. Assieme a te il fedele Frank Casaglieri.
Scoprimmo solo dopo che non amavi le strade di montagna ma che, nonostante tutto,
avevi voluto esserci, per farci questo regalo e far festa con noi.
Ci dicesti “Sentiamoci, ci si rivede quest’estate col sole!”
Ma c’hai fregato per bene, caro Carlo.

Con Elisabetta Salvatori a Stazzema, il 28 novembre 2012

Fatti una risata e beveti un bicchiere di vino alla nostra…
Noi si va a stappare il miglior rosso che abbiamo in tuo onore.
C’hai regalato l’allegria verace del Toscano Doc, tu che ne sei stato l’ultimo esponente in circolazione.
Ciao Carlo!

La vita io l’ho castigata vivendola

Carlo Monni (1943/2013)


I ragazzi del CISESG:  Chiara, Valeria, Michele, Alessandro, Eleonora, Marianna, Francesca