Trame d’estate – Incontri culturali tra Pietrasanta e Seravezza

COMUNICATO STAMPA E CALENDARIO COMPLETO

Il file pdf del comunicato stampa è visibile a questo link.

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Radio Città Futura #2

Radio Città Futura #2

Il Centro Studi Sirio Giannini torna in radio!

Ospiti ancora una volta del programma “Carta Vetrata“, prodotto da Gaffi editore, si parlerà di “Trame d’estate“, del nostro impegno per questo festival culturale, organizzato con l’Associazione Culturale 2M, in collaborazione con Libreria Santini.

Tra pochissimo (dalle 11 in avanti)!!!

CARTA VETRATA
Un programma sul mondo dei libri di e con Alberto GAFFI, Fabrizio PATRIARCA e Gabriele Sabatini
REGIA Michele Luches
Tutte le domeniche in diretta a Roma sulle onde Radio Città Futura e in Italia su altre dieci emittenti.
Diretta ore 11:00 • Radio Città Futura • Radio Città Futura Bari • Nova Radio • Punto Radio
Differita ore 13:00 • Radio Clodia • Delta Radio Differita ore 13:30 • www.clubradio.it
Replica – il martedì alle 21:00 • Radioattività Replica – il lunedì alle 14:00 • www.clubradio.it
Replica – dal lunedì al mercoledì alle 15:15 • Radio Galileo Replica – dal martedì alla domenica alle 12:00 • Radio Centro 95 Soft Fm
Replica – il lunedì alle 21:30 e in pillole durante la settimana • Radio Budrio

132° puntata – trentanovesima della 3° stagione 2012-2013
Domenica 09 giugno 2013
in diretta dalle 11:00
COMUNICATO STAMPA

Enrica Caretta – da Torino, continua la sua cavalcata fra le parole con cannamele, la parola inventata da Simonetta Agnello Hornby nel suo racconto scritto l’antologia della Caretta Il passa dondolo, add editore.
Giovanni Pacchiano – da Milano, dedica la sua rubrica al secondo libro di Pierluigi Perazzi appena uscito per Marsilio di Venezia Nemmeno il tempo di sognare.
Chiara Tommasi – da Pietrasanta, torna a parlarci delle programmazioni estive del Centro Studi Sirio Giannini.
Claudia Ciardi – da Pistoia, ci parla dei tre inediti di Robert Musil presenti nella sua selezione: Narra un soldato, di cui ha anche curato la traduzione per l’editore pistoiese Via del Vento, collana «Ocra gialla».
Enrico Emilitri – da Fondo, ci presenta gli strani simboli raffigurati negli affreschi della chiesetta di Santa Lucia.
Marco Carrara – da Bergamo, termina la presentazione delle strabilianti gesta di Michele Amatore, il misconosciuto ufficiale dei bersaglieri, di origini sudanesi, distintosi nelle nostre prime due guerre d’indipendenza.
Cristiano Draghi – da Rovigo, interviene sulla proposta del Governo di aumentare l’aliquota iva agli allegati (non cartacei) di libri e giornali.

Ospiti
1 Enrica Caretta: giornalista
2 Giovanni Pacchiano: critico letterario
3 Chiara Tommasi: organizzatrice culturale
4 Claudia Ciardi: esperta di letteratura tedesca e traduttrice
5 Enrico Emilitri: storico
6 Marco Carrara: esperto di vite esemplari
7 Cristiano Draghi: giornalista e opinionista

email: cartavetrata@gaffi.it

Gli eroi delle Apuane: l’omaggio di Giannini ai cavatori ne “La valle bianca”.

La cima del monte Altissimo, nel Comune di Seravezza, è segnata da profonde cicatrici.

Il sentiero da fare per accedervi sale fino a 1590 metri, serpeggiando intorno ai fianchi martoriati della montagna, in mezzo ad enormi cumuli di blocchi di pietra, tagliando in certi punti la roccia come una grande ferita nella pelle marmorea.

Nelle belle giornate estive, la luce che riflette sui blocchi immobili ammassati nei ravaneti è accecante.

La valle bianca - edizione "La Medusa degli Italiani" Mondadori

La valle bianca – edizione “La Medusa degli Italiani” Mondadori

Salendo ancora compaiono poi sul sentiero pezzi di ferro arso dalle intemperie di anni: carrucole arrugginite che si ergono in fila come vecchi soldati sull’attenti, immobili come croci contro il cielo terso; scure lamiere accartocciate le une sulle altre come mucchi di foglie secche; cavi d’acciaio anneriti ancora tesi, intrecciati come tele di ragno.

Tutto è testimonianza silente del lavoro e del sudore di uomini, che lassù si recavano per cavare il marmo, fonte di guadagno che esigeva tutta la loro fatica e sofferenza, prima di cedere e lasciarsi strappare docilmente dalla sua dimora.

Il marmo è il protagonista di questo romanzo di Giannini, bianco e abbagliante come la valle in cui i personaggi vivono e lavorano, bacino di estrazione nel cuore delle Alpi Apuane.

Gli anni sono quelli del secondo dopoguerra. Stefano, il personaggio principale, tenta come molti altri di trovarsi un’occupazione, una fonte di sostentamento, e sceglie, come il padre prima di lui, di vivere del lavoro nelle cave, tra il terrore di fare il passo più lungo della gamba e la speranza di una sorte favorevole che lo accomunano ai suoi compagni d’impresa.

Fedelmente ai principi del Neorealismo da cui trae ispirazione, ogni cosa che esce dalla penna dell’autore è direttamente ispirata alle sue esperienze di vita, a quello che ha visto, che ha potuto vivere sulla propria persona. Così, “Prati di fieno”, sua prima opera, è specchio degli anni di lavoro come bracciante agricolo nella Pianura Padana; “Dove nasce il fiume”, opera della maturità, narra la sofferenza dell’abbandono forzato del paese natio.

La valle bianca” si pone cronologicamente nel mezzo, ed è dedicata alla figura del padre Gino, per tanti anni addetto al trasporto al piano dei marmi estratti dalle cave.

La narrazione di Giannini è intrisa della immensa fatica degli uomini come lui, resa tanto più palpabile dalla dettagliata descrizione delle operazioni di estrazione. Ben presto si comprende lo scopo del realismo che l’autore qui utilizza prepotentemente: dare un’idea precisa della realtà quotidiana del lavoro nella cava, delle difficoltà, della sofferenza, del pericolo.

Senza fronzoli narrativi vengono raccontati gli amori, le gioie, le disillusioni, le tragedie di questi operai abituati a fare i conti con un’esistenza ben più precaria di un bracciante agricolo o di un renaiolo, pur sottoposti ad una fatica quotidiana di pari peso, perché essi ogni giorno potrebbero non tornare alle loro case, la cava potrebbe esigere da loro un prezzo più alto della fatica. Così ogni giorno le loro famiglie, più a valle, potrebbero udire da un momento all’altro il lungo suono della buccina, segnale di morte.

Se ci si sofferma veramente a riflettere su quello che l’operazione di estrazione del marmo comportava all’epoca, si rimane esterrefatti. Oggi, quasi tutte le cave in cui questi personaggi hanno sparso sudore sono abbandonate. Le alte pareti di marmo liscio stanno ancora là, dove un tempo i tecchiaioli si inerpicavano sospesi nel vuoto, per ingaggiare dura lotta contro i massi pericolanti rimasti dal distacco dei blocchi, quando ancora nell’aria c’era l’odore della polvere dopo il fragore delle mine.

I piazzali delle cave sono ormai grosse terrazze panoramiche da cui si può vedere il mare, stessa vista con cui si rinfrancavano i cavatori dopo avervi trascinato i blocchi buoni da trasportare a valle. Tutto questo prima della grande prova: affrontare la via di lizza, lenta e pericolosa discesa del marmo fino a destinazione.

Al lavoro nelle cave Giannini dedica anche, un anno dopo la pubblicazione del romanzo, il cortometraggio “I cavatori”, di cui è regista.

Guardando i volti giovani di quei veri cavatori, immortalati dalla macchina da presa, con cui Giannini condivise le giornate di lavoro, mi è impossibile non pensare ai volti ormai anziani di alcuni uomini che ho avuto la fortuna di conoscere.

Vivevano ancora nel loro paese di origine e ancora portavano abiti da lavoro, restii a cambiare il modo di vestire di tutta una vita. Con la faccia stanca e segnata dalla fatica, il corpo ancora robusto ma deformato e piegato dal duro lavoro, raccontavano ogni tanto del loro passato, muovendo lentamente le grosse dita nodose e callose. Ed io guardavo le mie, e realizzavo con imbarazzo che per quanto mi sforzassi, non potevo capire cosa fosse realmente la fatica e il sacrificio.

Di tutta questa realtà passata, in alto, le cime delle Apuane continuano a portarci memoria.

                                                                                                                 Niccolò Bresciani